La pratica della mindfulness aumenta l’attenzione e l’ottimismo, offre un senso generale di
benessere e riduce l’ansietà e la depressione.

Come la mindfulness aumenta il nostro benessere

Le neuroscienze dimostrano che la pratica regolare influenza significativamente la struttura e le
funzionalità del cervello. Per esempio è stato osservato un incremento della corteccia prefrontale (la parte del cervello responsabile dell’apprendimento, della memoria e della consapevolezza di sé) e una
diminuzione dell’amigdala (la zona che si attiva in situazioni di stress). Con la pratica
meditativa quotidiana si percepisce un miglioramento della nostra qualità di vita: pensiamo e pianifichiamo con più chiarezza e reagiamo con meno ansietà.

La pratica meditativa quotidiana può quindi migliorare considerevolmente la qualità del nostro
cervello. Proprio come quando ci alleniamo a sollevare pesi, i muscoli del corpo si irrobustiscono e vengono  scolpiti, possiamo meditare per aumentare la dimensione e la forza delle parti del cervello. Da tempo conosciamo i vantaggi dell’esercizio fisico per il nostro benessere e adesso stiamo scoprendo dei benefici simili per il nostro cervello con la meditazione.

La meditazione compassionevole favorisce esperienze positive come la diminuzione di manifestazioni patologiche e il godimento di uno scopo nella vita. Questi, a loro volta, migliorano le nostre condizioni emotive e fisiche aumentando la nostra soddisfazione generale e diminuendo i sintomi depressivi.

La ricerca ci mostra anche che possiamo scegliere e coltivare un atteggiamento più positivo nei confronti della vita, perché i nostri geni determinano la nostra felicità soltanto per il 50%. Dell’altra metà, il 10% è dovuto alle circostanze, mentre un considerevole 40% della nostra felicità dipende da noi. La regolare meditazione ci permette di allenare il cervello e il corpo, incidendo così in modo positivo sulla nostra salute a lungo termine sia emotiva che fisica.

È stato dimostrato che migliora anche il nostro sistema immunitario.

Studi e ricerche a sostegno della mindfulness

Il primo a sperimentare l’applicazione clinica della mindfulness è stato il Professore Jon Kabat Zinn, che sin dagli anni ’70 aveva elaborato il protocollo Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) per la riduzione dello stress. Kabat Zinn insegnava ai suoi pazienti l’antica pratica della meditazione introducendo degli adattamenti, rispetto alla pratica buddhista originaria, tesi a renderla
appropriata a individui sofferenti di dolori fisici e debilitati dagli stress della vita. Il fulcro del
programma consisteva nel portare i pazienti a evitare di innescare quelle reazioni mentali
automatiche che aumentavano lo stress e ostacolavano una efficace risoluzione dei problemi
(Kabat-Zinn, 1990).

Dal 1979 a oggi più di 20.000 persone, limitandoci alla sola UMASS (University of Massachusetts),
hanno partecipato a un programma MBSR, e il protocollo è oggi ritenuto efficace per il trattamento
complementare di un gran numero di disturbi fisici e psichici. Studi clinici hanno testimoniato come i
partecipanti ai protocolli MBSR abbiano beneficiato, assecondando la pratica con brevi sedute
quotidiane, di un significativo calo della reattività emotiva negativa (Arch &
Craske, 2006).

Da allora, nell’arco di più di venticinque anni di esperienza, il programma MBSR è stato utilizzato con applicazioni cliniche in una vasta gamma di patologie, psichiatriche, somatiche e mediche. Varianti di questo programma, inoltre, sono state utilizzate anche in condizioni non cliniche, dalle carceri a svariate situazioni di disagio sociale.